Come i fiocchi di neve, anche per le letture di un libro vale il teorema per il quale non ne esiste una identica all’altra: partecipare a un gruppo di lettura è la prova inconfutabile di questa regola aurea. Ciò che proverò a fare nei prossimi paragrafi sarà riassumere il punto di vista dei lettori che hanno partecipato al quinto incontro della seconda edizione del gruppo di lettura di Romanzoapranzo.
È meglio il film. Tra gli amanti dei libri, questa frase ha lo stesso peso di un insulto; se si riferisce a un classico, o a quello che così viene definito dal pubblico, assume i contorni della bestemmia. Visto il giudizio del gruppo di lettura su Il profumo di Patrick Süskind, probabilmente la santa Inquisizione del BookTok avrebbe accusato tutti di eresia: un libro che nell’idea ha incuriosito, ma che nella realizzazione ha lasciato non pochi dubbi. Per rimanere nel territorio metaforico della parfumerie, il bestseller presenta note di testa curiose, note di cuore disturbanti ma speranzose, note di fondo sciape e poco convincenti.

Jean-Baptiste Grenouille ha deciso di aggrapparsi alla vita come un parassita. Fin dal primo vagito, non voluto dalla madre e dalla società della Francia del XVIII secolo, viene visto da tutti con sospetto per quello che sembra dono e presagio maligno allo stesso tempo: un senso dell’olfatto straordinario ma un’assenza totale di un proprio odore. Forgiato dalla fatica e dagli odori, immune a qualsivoglia sentimento, Grenouille fa del naso il suo strumento di lavoro: prima garzone nella maleodorante Parigi, poi assistente nella capitale del profumo Grasse, il suo obiettivo è quello di imparare la tecnica perfetta per imprigionare il profumo degli esseri umani. Inizia così la carriera di serial killer del giovane profumiere, che sceglie come sue vittime giovani donne, alle quali tende agguati nei vicoli prima di sottoporle all’enfleurage, un metodo per estrarre l’odore degli oggetti tramite immersione nel grasso. Ultimo ingrediente sarà Laure, giovane dalla bellezza sconvolgente, che per la prima volta forse gli farà provare un maniacale sentimento d’amore.

Un libro sensoriale, per definizione già dal titolo, che crea inevitabilmente aspettative in chi gli si avvicina: una forma di descrizione della realtà originale, che prova a stuzzicare la memoria olfattiva e che vuole far esperire storia e ambientazioni tramite un senso diverso dalla vista (un esempio simile a Cecità di Saramago, dove le descrizioni visive sono totalmente assenti e subordinate soprattutto al tatto e all’udito). Eppure le sensazioni date dall’accumulo descrittivo di Süskind non sempre è apprezzato: forse necessario per immedesimarsi nel naso del protagonista, a tratti è parso disturbante e soffocante, persino esagerato, poco credibile. Pochi hanno trovato funzionale questa tecnica, pochissimi sono riusciti effettivamente a sentire alcuni degli odori citati nel testo: nella trasposizione cinematografica, l’accumulo la fa meno da padrona, tuttavia neanche qui riesce ad attivare la memoria olfattiva.

Un altro aspetto poco convincente riguardi i personaggi. In primis, le vittime: prive di ogni tipo di caratterizzazione, relegate a begli oggetti, involucri da cui estrarre intese essenze. Probabilmente voluto al fine di sottolineare l’ossessione di Grenouille per gli odori, per il quale l’omicidio è solo parte di un processo, e per rimarcare l’assenza di qualsiasi sentimento e morale, comunque si sarebbe apprezzato qualche riga in più sul perché scegliesse proprio quella vittima.
Ma al centro della riflessione c’è soprattutto l’assenza di personaggi positivi; tutte le persone che incrociano il protagonista lungo l’arco narrativo sono spregevoli: la balia violenta che lo accudisce da piccolo lo vende a un conciatore, monsieur Baldini è un avido profumiere che gli insegna il mestiere solo per sfruttare il suo talento; Richis, padre di Laure, è un uomo timorato ma lussurioso, che vorrebbe non essere il padre di sua figlia per poter giacere con lei. Ognuno di questi personaggi, totali e mai sfumati, sembra essere maledetto dall’incontro con Grenouille, andando incontro a un fato che li beffa ogni volta che stanno per assaporare il vantaggio guadagnato con lo sfruttamento del ragazzo senza odore.

E Grenouille?
Nonostante sia un aborto mancato, un reietto che brama di essere amato, ma soprattutto visto dal mondo, non è un personaggio a cui ci si riesce a legare, nel bene o nel male. Complice forse la scarsa verosimiglianza, di lui come di tutto il libro che si potrebbe definire, senza scomodarsi in parallelismi, uno pseudo realismo magico in salsa thriller storica. I suoi deliri onirici hanno diviso il gruppo di lettura: chi li ha trovati prolissi ed evitabili, chi essenziali per spiegare la psiche del protagonista, capace di creare un mondo dorato tutto suo in cui finalmente può piacere a tutti i suoi abitanti. Salvatore e Anticristo contemporaneamente, è sul finale dai toni misantropi e completamente deliranti che il personaggio scade, svanendo quasi nel nulla: forse un miraggio collettivo, forse una punizione per i loro peccati, sicuramente specchio di una società in cui ognuno per sé e Dio per tutti.

Il profumo di Patrick Suskind è stato bravo (?) ma non si è applicato; può comunque ergersi a esempio letterario nella sopracitata diatriba libro-film: il caso in cui sperare nella pellicola per piacevoli e stravolgenti variazioni sul tema del libro. Insomma una possibilità di fragranze migliori.
Autodeclassato molto volentieri a braccio scrivente, ringrazio le menti di questi paragrafi: Alessandro, Carlotta, Carola, Erika, Federico, Martina, Miriam, Virginia.



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