Come i fiocchi di neve, anche per le letture di un libro vale il teorema per il quale non ne esiste una identica all’altra: partecipare a un gruppo di lettura è la prova inconfutabile di questa regola aurea. Ciò che proverò a fare nei prossimi paragrafi sarà riassumere il punto di vista dei lettori che hanno partecipato al terzo incontro della seconda edizione del gruppo di lettura di Romanzoapranzo.
La rappresentazione della morte inevitabilmente tocca corde profonde in ogni spettatore-lettore: per anni sembra essere stato un tabù, soprattutto per pellicole e libri rivolti a un pubblico giovane e/o giovanissimo. Negli ultimi anni, si sta però assistendo a una sorta di Rinascimento dell’aldilà, che scardina l’idea del visserofelici e contenti, sempre, in eterno e senza lutti, aggiungo. Se citare il re leone è cosa da Millennial nostalgici, Coco, Dragon Trainer2 o Up sono tra gli esempi GenZ migliori; gli scaffali del romance e dello young adult traboccano di romanzi che affrontano questa tematica. Sotto la porta dei sussurri di TJ Klune (Mondadori, 2022, traduzione di Benedetta Gallo) è forse tra gli esempi più conosciuti e delicati che si possano trovare in libreria: se letto da un pubblico più adulto come quello di questo gruppo di lettura, però, può apparire frettoloso e a tratti leggermente incompiuto.

Wallace Price è un avvocato di successo e senza scrupoli, che ha dedicato con freddezza la sua vita al lavoro; nessun amico e un matrimonio fallito all’attivo. Un particolare per inquadrare meglio questo Scrooge contemporaneo? Concede una borsa di studio alla figlia della segretaria solo per avere delle agevolazioni fiscali. Anche le persone più ciniche e con un’agenda fitta di impegni lavorativi non possono prevedere di morire improvvisamente, stroncate da un infarto come succede al protagonista di questa storia. Inaspettatamente, si trova separato dal suo corpo sotto forma di spirito, spettatore del suo stesso funerale, al quale partecipano tre soci per nulla dispiaciuti e un’ex moglie in vena di togliersi qualche sassolino dalla scarpa. Una sola persona sembra vederlo, Mei, mietitrice con il compito di condurlo al Passaggio di Caronte: una sala da té immersa nel verde in cui le anime di passaggio, aiutate da un traghettatore, attendono, accettano la propria morte e superano la porta dei sussurri, estremo confine della vita terrena.

Sotto la porta dei sussurri potrebbe apparire come la cronaca di una redenzione, in realtà si tratta di un diario sull’accettazione di sé, del proprio destino e di cosa si sarebbe potuto fare meglio. Così il soggiorno forzato delle anime alla casa del tè diventa una sorta di Purgatorio, non per espiare colpe, ma per acquisire consapevolezza, per chiudere i conti con il proprio passato, senza che siano gli altri a dover perdonare qualcosa. I ruoli di giudice e imputato saltano, facendo cadere l’immaginario dualista sull’aldilà: ricompensa o punizione.Ma è anche un romanzo sull’elaborazione del lutto, con una forte carica autobiografica, evidente per chi conosce il vissuto di Klune, esplicitato nei ringraziamenti: l’autore statunitense ha infatti perso il proprio compagno. Autobiografico ma non terapeutico, molto schietto a tratti: “se vivi abbastanza a lungo da imparare ad amare qualcuno, prima o poi conoscerai anche il dolore. È così che funziona il mondo, punto e basta”.

Se l’intenzione di parlarne è lodevole e la scrittura risulta, come anticipato, delicata per un pubblico giovanissimo, si è trovata abbastanza instabile la struttura del romanzo. Nelle ultime trenta pagine Klune accelera e ribalta totalmente l’andamento della storia: un cambiamento che non ha generato stupore, ma molti interrogativi. Wallace ha il permesso dal Direttore, figura demiurgica controversa e quindi, azzardo, la più umana e interessante del libro, di tornare in vita per aiutare Hugo a risolvere le anime traghettate e perse. I due possono così vivere il loro amore fino a quel momento impossibile tra un mortale e un trapassato: la relazione appare sbilanciata, con Wallace emotivamente più immaturo rispetto al traghettatore. Si ha la sensazione di essere davanti a uno dei cliché più melensi e sovrarappresentati di sempre: “la forza dell’amore vince su tutto, anche sulle regole dell’universo”. E non importa se si tratta di una dimensione fantasy, con regole proprie e tutte plausibili: sembra di stare davanti a un intervento deus ex machina desiderato e ricercato fortemente dall’autore, motivato probabilmente dal suo vissuto doloroso.

Per la prima volta, abbiamo discusso di un argomento non strettamente legato al libro scelto, o meglio, a una parte di esso che non ti aspetti possa diventare fonte di discussione: i ringraziamenti. Viene citata la figura professionale del sensitivity readers, editor ma spesso semplici attivisti, ingaggiati dalle case editrici o direttamente dagli autori, molto diffusi nel mondo anglosassone. Sono incaricati di sottolineare e prevenire eventuali pregiudizi e false rappresentazioni di determinate tematiche, legate al genere, all’etnia, alla religione, all’orientamento sessuale. Il dibattito, come nel mondo editoriale, si è acceso anche al tavolo del gruppo di lettura. Posto che l’autore è responsabile intellettuale di ciò che scrive, il contributo del sensitivity reader potrebbe essere un arricchimento: sottolineare degli stereotipi, magari scritti involontariamente, può aiutare in una più accurata rappresentazione di ciò che si sta scrivendo. Se l’appunto diventa censura, magari a monte, imposta dal mercato editoriale che sempre più commissiona libri cuciti su misura di un determinato target di lettori, il rischio è di ricadere nell’omologazione della scrittura.
Senza il loro contributo, azzardo, avremmo avuto un Wallace veramente cinico, o un Direttore ancora più insopportabile? Avremmo avuto un Sotto la porta dei sussurri più complesso e apprezzabile?
Autodeclassato molto volentieri a braccio scrivente, ringrazio le menti di questi paragrafi: Alessandro, Elisabetta, Erika, Federico, Gaia, Giulia, Miriam, Serena, Silvana.



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