Droghe: “sostanze che, assunte in vari modi, cambiano temporaneamente le condizioni psichiche e fisiche di chi le assume, possono essere dannose per la sua salute, fanno sviluppare una dipendenza fisica o psicologica; e non si possono produrre, commerciare, possedere e consumare per legge”. Una definizione completa, a un primo sguardo, eppure talmente ampia che rischia di creare fraintendimenti: non tutte le sostanze sono illegali in tutto il mondo; non tutte sono dannose allo stesso modo; non tutte creano dipendenza. A crearla è sicuramente COSE Spiegate bene, la collana di approfondimenti nata nel 2021 dalla collaborazione tra Il Post e Iperborea, in particolare il volume Le droghe, in sostanza: più ci si addentra tra i contributi di questo volume, più se ne vuole sapere di più, ormai insoddisfatti dalla vulgata sulle sostanze psicoattive che, per una volta, non etichetta solo il Belpaese come retrogrado ma buona parte del globo.

I primati probabilmente avevano già sviluppato degli enzimi per digerire la frutta fermentata, più facile da raccogliere a terra ma contenente alcol, anche se non è provato che fosse sufficiente per sviluppare un senso di ubriacatura. Questa ricostruzione, detta teoria della scimmia ubriaca, seppur bizzarra, sottolinea un dato importante: alteriamo i nostri sensi dalla notte dei tempi, più o meno consapevolmente. Le droghe in senso ampio, sono una questione intrinsecamente sociale e, come la società, l’approccio è cambiato nel tempo: vorrei poter coniugare il verbo del cambiamento al tempo presente, ma pare che l’impostazione proibizionista vada per la maggiore da più di centocinquanta anni. Le droghe, in sostanza ha il pregio, raro nella contemporaneità, di complicare le cose, provando a smontare, partendo dalla semantica, il derby manicheo sulle droghe tra ciechi proibizionisti e sordi libertari.

Innanzitutto, parlare di droghe senza giudizio non significa promuoverne l’uso sconsiderato, ma contribuire a un dibattito basato sulla scienza, sui reali pericoli e sulle opportunità di alcuni loro impieghi medici. Ne consegue che essere a favore della depenalizzazione dei reati legati al possesso e al consumo di droghe, non vuol dire sognare siringhe e pasticche in ogni strada, né sostenere attività criminali o abusi.
E ancora: la dipendenza non è un problema legale ma sanitario, non dovrebbe essere combattuta a suon di nuovi reati ma con percorsi di supporto. Che poi dipendenza (dependence) significa “tolleranza a una sostanza, cioè una diminuzione dell’effetto della sostanza nel tempo, a parità di dose”, mentre dedizione (la comunità scientifica italiana non ha ancora trovato una traduzione meno ottocentesca per il concetto di addiction) identifica una “condizione patologica di ricerca compulsiva di stimoli gratificanti”.

Tra le varie sostanze psicoattive, stimolanti, sedative e psichedeliche, quelle che hanno colpito la mia attenzione sono le ultime, rappresentate principalmente dalla dietilamide dell’acido lisergico, per i comuni mortali conosciuta come LSD. Sintetizzata per la prima volta nel 1938 da Albert Hofmann partendo dall’ergot (Claviceps purpurea), fungo parassita della segale cornuta, ha vissuto momenti di gloria e parentesi oscurantiste sebbene, come tutti gli psichedelici, non crei dipendenza. In Le droghe, in sostanza, non si parla di LSD a scopo ricreativo, quindi scordatevi fricchettoni in zampa d’elefante con cartoni sulla lingua in salsa anni Sessanta, ma pensate a somministrazioni in ambiente controllato a scopo psicologico-medico.

Dopo un periodo di sperimentazione negli anni Sessanta e un oblio durato oltre cinquant’anni, Vanni Santoni in questo numero di Cose Spiegate bene parla di un contemporaneo Rinascimento psichedelico, un rinnovato interesse e possibilità di studiare gli effetti di queste sostanze, veri e propri farmaci, in ambito soprattutto psicoterapico. Ansia, depressione, disturbi post traumatici, dipendenze (sì, a quanto pare si possono combattere le dipendenze con le “droghe”): i campi sono molteplici; i benefici non veicolati dalla sostanza in sé, ma dall’esperienza psichedelica. Infatti il “rimosso viene portato a galla e il trauma superato”; si esperisce il mondo esterno in modo nuovo e il cervello può seguire schemi nuovi, bypassando loop psicologici ormai interiorizzati. In un’immagine bellissima e poetica: “la vista di un prato, non è la vista di un prato come tanti altri, ma come quella di una persona che non ne ha mai visto uno. […] Un modo di percepire il mondo simile a quello dei bambini molto piccoli”. Che il famoso fanciullino di pascoliana memoria non sia stato altro che una serie di trip andati bene? Sì, esistono anche i bad trip, più comuni in assunzioni non controllate e in circostanze poco safe, e a quanto pare non devono essere il massimo delle esperienze.

Non so se si arriverà mai a un consumo informato, legale, moralmente e giuridicamente libero: anche in questo momento, neofita dell’argomento e di certo non un proibizionista, non riesco a immaginarmi una società così, né mi sento libero completamente dal pregiudizio su chi fa uso di sostanze. Per fortuna Il Post e Iperborea provano ad allargare gli orizzonti e a stimolare l’approfondimento, in un ambito che grida giustizia e un cambio di passo, nella narrazione delle droghe come nell’approccio. Le droghe, in sostanza è consigliato per chi ha pregiudizi ma anche per coloro che si professano antiproibizionisti senza conoscere a fondo l’argomento: non che questo libro sia esaustivo, né ha la pretesa di esserlo ma, rimanendo nel tema, rappresenta quell’amico che ti fa provare per la prima volta una sigaretta. Attenzione: volerne sapere sempre di più può creare dipendenza.



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