Scappare dai fantasmi del passato sembra la soluzione più semplice, in realtà si dimostra spesso la meno vincente. Sotterrare un problema, evitarlo, fare finta che non appartenga alla propria vita non fa altro che accrescere le fila dei demoni interiori. In Trappola d’ardesia, Roberta De Tomi indaga le origini di questo malessere, la sua evoluzione e, soprattutto, la sua degenerazione.

Maddalena Incerti vive una vita normale, al limite dell’insignificante; una storia d’amore traballante e la passione per i thriller sono gli unici stimoli che smuovono le sue “piatte giornate di provincia”. Non sa che sta per ritrovarsi in uno dei romanzi che tanto ama. Una sera, sulla strada di casa, le appare una donna dagli occhi d’ardesia: è disorientata, sussurra qualcosa, traspira dolore dalla pelle. Maddalena la soccorre; qualcosa la spinge a volere conoscere l’origine di quel malessere.

Alberto Magnini è un ingegnere che nasconde un passato cupo: una figura paterna violenta e una sorella scomparsa in adolescenza sono i fantasmi che tenta di seppellire. Proprio attraverso il padre, che cerca di ricucire i brandelli del loro rapporto, fa una scoperta sconcertante: una ragazza è ricoverata in ospedale, dice di chiamarsi Serena Balti. Ma gli occhi non mentono: quella è sua sorella Sofia. Prova a rintracciarla ma questa è già fuggita dall’ospedale. Iniziano così le ricerche, che vedono coinvolti Maddalena, Alberto e il giornalista Valerio Scarabelli, per rintracciarla ed evitare che compia la sua vendetta.

Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde, William Wilson o Fight Club, sono solo alcuni esempi di romanzi in cui è centrale il tema del Doppelgänger. Anche la ragazza misteriosa vive questa condizione di dualità: Serena, anima violenta e vendicativa, è in qualche modo “figlia” di Sofia, spirito dolce e fragile che ha subito la violenza del padre. Persino il sentimento dell’amore viene vissuto seguendo questo schema di opposizioni: “una grande cazzata, l’aborto dei sentimenti” secondo la prima; un ideale iper idealizzato, desiderato e irraggiungibile per la seconda.

Roberta De Tomi ha creato un thriller dal ritmo incalzante, che tiene l’attenzione sempre altissima e propone costanti interrogativi: come sarebbe cucirsi addosso una nuova identità? Quale sarebbe? Si riuscirebbe a smarcarsi dal proprio alter ego? Al lettore tocca trovare le risposte.