Ah… l’Italia: certo che come si vive nel nostro paese non si vive da nessun’altra parte. L’export che non conosce crisi è quello degli stereotipi, nei quali ci piace crogiolarci. Di quelli negativi, non ci importa: a parlare sarà qualche efficientissimo ma tristissimo paese scandinavo. Cosa definisce in maniera profonda un italiano? Il rituale della pizza, rigorosamente cotta a legna, e della birra di fronte a una partita di pallone? L’idea che con il nostro clima si viva una vita in vacanza, lenta per definizione e felliniana per rappresentazione? Un partigiano come presidente? La sanità migliore al mondo, gratuita per giunta? Nulla di tutto questo: il vero prodotto D.O.C è il familismo, da cui nessuno può scampare; inutile iniziare il giochino dell’autoconvincimento del sentirsi una mosca bianca. Se si vuole un romanzo estremo che racconti i lati più rocamboleschi e divertenti di questa pratica made in Italy, Via delle Magnolie 11 di Stefania Bertola trovo sia il libro perfetto.

Rivabella è un comune di poche anime nel nord del Piemonte, fondato sullo spontaneo e mutuo pettegolezzo, dove tutti conoscono tutti. Gli inquilini della palazzina di Via delle Magnolie 11 non si sottraggono al comandamento cittadino e non possono non conoscersi: la famiglia Boscolo abita infatti i quattro piani dell’immobile; ogni appartamento un inquilino eclettico da scoprire pagina dopo pagina. Al quarto piano vive Stella Marina, una commessa innamorata dell’amore ma sfortunata con gli uomini, in bilico tra una storia passata e una apparentemente irrealizzabile nel prossimo futuro. Al secondo piano l’unico estraneo della famiglia, Lorenzo, uomo affascinante e spregevole in fatto di sentimenti: è lui che Stella Marina vorrebbe al suo fianco. Al terzo piano, a dividere l’amore, vivono Claudia, cugina di Stella, e nonna Maddalena: la prima attende una svolta nella sua vita insoddisfatta, la seconda sogna di diventare un’influencer con milioni di folour nei panni di una nonna serial killer satanista. Ripeto: una nonna. Serial killer. Satanista. Sui social. Tanto basta per eleggerla miglior personaggio del romanzo.
Al primo piano dimorano Alvise e Giulietta: lui fratello maggiore di Stella Marina, l’ingenuo per eccellenza, lei machiavellica concorrente di un talent di ballo, disposta a tutto pur di vincere lo scontro tra salseri in prima serata (il suo partner è, all’insaputa della famiglia, Lorenzo del secondo piano). Dimitri e Natasha sono i loro figlioletti, arruolati dalla nonna come comparse per i suoi reel sanguinolenti. Chiudono il quadretto immobilo-familiare Giuseppe e Jolanda, genitori di Stella Marina, al piano terra.
Se già così sembra surreale, le vicende che li vedono coinvolti prenderanno la forma di un’allucinazione.

Jeremy, il cugino d’America, a breve verrà in Italia per lavoro e ha pensato bene di andare a vivere al secondo piano di via delle Magnolie: la casa infatti è di sua nonna Antonia Capece nata Ballarin, nonostante sia una stamberga abbandonata. Peccato che non sia così: i Boscolo hanno infatti affittato in nero l’appartamento a Lorenzo, senza dire nulla alla proprietaria. Come risolvere l’empasse, mantenendo affitto, spasimante e buoni rapporti con il cugino? Con una sceneggiata creata ad hoc, un gioco delle tre carte che vede Stella Marina cedere l’appartamento al quarto piano al cugino, convincendolo che si tratti di quello l’appartamento di sua proprietà (un errore al catasto, sicuramente), salvando così affitto clandestino e affittuario affascinante dallo sfratto. Tutti d’accordo? Ah… il valore unitario della famiglia: si vede sempre nel momento del bisogno.
Al delirio non c’è mai fine, perché lo svolgimento della trama porterà i protagonisti a una serie di avventure fuori dagli schemi. Sul podio, in ordine crescente: una cospirazione contro i concorrenti del programma di ballo, architettata da Giulietta, pronta persino ad azzoppare un’avversaria, con l’aiuto di parenti sparsi per l’Italia. Medaglia d’argento: il triplo carpiato amoroso di Lorenzo che in una serata vuole scaricare la fidanzata Ludovica, figlia del sindaco, l’amante Stella Marina, alle quali aveva promesso un anello, inscenando un doppio tradimento in flagranza, per poi promettere lo stesso gioiello alla figlia del suo datore di lavoro.
Su tutti, vince Nancy, madre di Jeremy che, arrivata in Italia per chiarire la situazione dell’appartamento, sparisce con l’amica storica Verity Sotomayor: verranno ritrovate da un agente sotto copertura vestito da palma al Casinò di Venezia, con un centinaia di migliaia di euro persi alla roulette.

Gli stereotipi abbondano in questo romanzo, sono portati all’eccesso eppure non li ho trovati fuori luogo perché in parte mi ci sono riconosciuto, o come appartenente a una famiglia italiana o come abitante di periferia di questo Paese: confrontandomi con altri che hanno letto il libro, ho scoperto che chi abita da sempre in grandi città non ha sentito come proprie alcune dinamiche di Rivabella e dei Boscolo. Dinamiche che davo per scontate riguardassero tutti.
La famiglia sparsa capillarmente in tutta Italia, perfetti sconosciuti a cui però si può chiedere sempre un favore nel momento del bisogno; l’intrigo e la reciproca irritazione nascosti per il bene dell’unità familiare, l’intrallazzo esasperato, la disputa di stampo feudale legata all’eredità; la cuginanza come legame indissolubile (esiste un altro luogo nel mondo in cui è così forte?). Tutto è bene quel che finisce bene, se quel bene riguarda solo ed esclusivamente la famiglia di appartenenza: poco interessa di chi non porta lo stesso cognome.
L’unica sfera non toccata dai cliché è quella generazionale: nessuna nonna con domande natalizie scomode circa il fidanzatino, nessun giovane ribelle a tutti i costi, anzi. Via delle Magnolie 11 è, sotto questo punto di vista, un sottosopra carnevalesco nel quale i giovani cercano stabilità in valori e azioni di altri tempi (il buon partito da sposare, il viaggio in America come svolta di vita, il lavoro sicuro) mentre sono gli anziani a vivere una vita punk, fuori dagli schemi, perché, come dice una delle protagoniste ottuagenarie, “la vita bisogna esagerarla!”.

A ogni pagina di Via delle Magnolie 11, nella mente rimbombavano degli interrogativi: davvero ho appena letto questa assurdità? Riesco davvero a stare dietro a questa farsa teatrale in cui va in scena il pettegolezzo in essenza? E perché mentre penso queste cose, non riesco a staccarmi dalle pagine? La verità è che amiamo tutti farci i fatti degli altri, anche chi si professa il più puro di cuore in fatto di gossip: d’altronde, leggere storie è un po’ impicciarsi in vite altrui.
Se poi queste vite sono raccontate in maniera incalzante, ironica, con cambi di scena repentini che tengono altissima l’attenzione, come ha fatto Stefania Bertola, beh è impossibile staccarsi da questo romanzo, perfetto per sentirsi, sotto l’ombrellone, migliore e allo stesso tempo vicini alle dinamiche dei Boscolo. Come si dice in questi casi? Tutto il mondo è paese.





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